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Os Trigonum, l’importanza della collaborazione fra terapista e medico

Questo sarà un articolo diverso dal solito.
Affronteremo infatti un argomento particolare, approfondendo la tematica dell’Os Trigonum, ma soprattutto potrai seguire una vera e propria case history.

Che cos’è l’Os Trigonum

L’Os Trigonum è un osso in più, anche detto accessorio, che si sviluppa in fase embrionale dietro l’astragalo, al quale è collegato con una banda fibrosa.
La presenza di un Os Trigonum in uno o entrambi i piedi è congenita e diventa evidente durante l’adolescenza, quando una zona dell’astragalo non si fonde con il resto del corpo dell’osso, creando appunto un piccolo osso in più, staccato dal profilo astragalico.

Questa disfunzione è presente in un numero limitato di persone e molto spesso non ci si accorge di questa anomalia, che può essere del tutto asintomatica.

Tuttavia in alcuni casi si sviluppa una condizione dolorosa – considerando che la zona del piede interessata è molto innervata e vanta la presenza di importanti vasi, tendini e legamenti – nota appunto come sindrome da Os Trigonum, che può essere causata da

  • un trauma diretto
  • una distorsione tibio-tarsica
  • movimenti di flessione plantare particolarmente impegnativi con il coinvolgimento delle dita dei piedi

ed è comune tra ballerini, calciatori, ginnasti e altri atleti.

Sintomatologia associata all’Os Trigonum

La persona che sviluppa un Os Trigonum eseguendo una flessione plantare forzata, realizzerà un’azione compressiva definita “schiaccianoci”, in seguito alla quale l’osso viene sottoposto ad una forte compressione tra la caviglia e le ossa del calcagno.
Se questa azione compressiva è ripetuta, il tessuto che collega l’Os Trigonum all’astragalo viene allungato e sottoposto ad una sollecitazione tissutale importante e l’area si infiamma.

I sintomi possono includere:

  • dolore profondo nella zona posteriore della caviglia, che si verifica principalmente quando si spinge sull’alluce o quando si puntano le dita verso il basso in flessione plantare
  • dolore e arrossamento quando si tocca la zona peri astragalica
  • edema nella parte posteriore della caviglia

Case History

La diagnosi è difficile perché può essere confusa con altre condizioni, come una lesione del tendine d’Achille, distorsione alla caviglia o frattura dell’astragalo; per questo motivo la scelta di condividere una approfondita case history che ha coinvolto lo staff di Training and Rehab.

Fase 1 – Il primo approccio

Tania è un’ex ginnasta e attualmente atleta di CrossFit.
Si presenta in studio riferendo dolore alla parte posteriore della caviglia dx e leggera limitazione nel movimento.
Di primo acchito, vista la natura dei sintomi, lo sport praticato attualmente e considerando il passato da ginnasta, si ipotizza una infiammazione del tendine di Achille.

Iniziamo quindi una terapia mirata, per cercare di alleviare il dolore e risolvere il problema, comprensiva di

  • ultrasuono terapia
  • tecar terapia
  • trattamento manuale

Dopo diverse sedute però, il dolore non accenna a diminuire.

Fase 2 – Approfondimento ed esami diagnostici

Al fine di raggiungere l’obiettivo, permettere a Tania di guarire in tempi brevi e riprendere l’allenamento, la decisione è quella di coinvolgere il Fisiatra Dott. Maracci, parte del nostro staff, per un consulto.

A seguito di una visita scrupolosa e approfondita, il Dott. Maracci consiglia un RX con e senza carico della caviglia. Siamo al maggio del 2021.
Il risultato dell’RX, invece che fugare i dubbi li aumenta, motivo per cui si continua ad approfondire con un ulteriore esame diagnostico: risonanza magnetica con scansione anche in flessione plantare attiva completa. Siamo al giugno del 2021.

Fase 3 – Diagnosi e trattamento

L’esito della risonanza magnetica conferma i sospetti del Dott. Maracci: trattasi di Os Trigonum.

A questo punto, le opzioni possibili sono due:

  • intervento chirurgico
  • terapia infiltrativa

Considerando che, nel corso del processo di indagine, Tania ha evitato esercizi e movimenti che scatenassero il dolore, continuando comunque ad allenarsi seppure svolgendo con particolare cautela determinati movimenti, la decisione presa dall’atleta e dal Dott. Maracci è quella di lavorare con dei trattamenti fisioterapici mirati e solo in un secondo tempo procedere con la terapia infiltrativa.

Tania quindi non ha ridotto né l’intensità né le ore di allenamento ed a dicembre del 2021 è tornata a gareggiare conquistando un secondo posto nella sua specialità.

Che cosa ci dice questa Case History sull’Os Trigonum?

Avere la possibilità di rivolgersi ad una struttura che vanta uno staff di professionisti capaci di supportarsi e coprire tutto l’arco che porta dalla diagnosi alla scelta ed applicazione della terapia risolutiva, permette all’atleta – ma in genere al paziente in senso lato – di ottimizzare i tempi e recuperare prima e meglio. Se possibile anche evitando trattamenti invasivi.

Tania, dopo un primo contatto diretto con la mia figura di massoterapista, è stata visitata da un medico specialista che ha immediatamente capito che la problematica non era legata ad una semplice tendinopatia come si poteva pensare.
Ha quindi prescritto degli esami diagnostici specifici e, allo stesso tempo, ha saputo indirizzare l’atleta su come poter continuare ad allenarsi, senza correre ulteriori rischi.

L’attenzione richiesta a Tania nel periodo intercorso tra la prima visita massoterapica e la diagnosi finale, le ha permesso di imparare ad ascoltare il proprio corpo, evitando movimenti esagerati che le avrebbero causato dolore.
Oggi è consapevole di avere la sindrome dell’Os Trigonum e riesce a tenerla sotto controllo, sapendo che al bisogno può sempre fare affidamento sulla terapia conservativa.

Chiara Petrellini
Massofisioterapista e Massaggiatrice Sportiva

2022-03-08T10:04:22+01:00