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Focus on: capiamo meglio l’osteopatia

Che cos’è l’osteopatia? A che cosa serve? Chi è l’osteopata? Chi può praticarla?
Queste sono solo alcune delle domande più frequenti alle quali è fondamentale dare importanza per chiarire i confini di questa disciplina che è spesso ammantata da una fitta nebbia.
Molto spesso anche a causa di addetti ai lavori poco chiari, che confondono termini e definizioni e finiscono per creare ancora più caos nella mente dei pazienti.

Capire che cos’è l’osteopatia ti permetterà di apprezzarne l’enorme utilità e, soprattutto, di comprendere come ogni figura nel nostro campo abbia dei precisi tratti e delle precise competenze. E che è sempre meglio affidarsi a chi ha i titoli per effettuare determinati trattamenti.

Ti preannuncio già che affronteremo la tematica in due articoli successivi: prima chiariamo che cos’è l’osteopatia e chi è l’osteopata e poi entreremo nello specifico delle aree di intervento.

Che cos’è l’osteopatia

Lʼosteopatia ricerca, individua e normalizza le disfunzioni corporee non patologiche attraverso lʼesecuzione di tecniche manipolative. Una volta ristabilito l’equilibrio del sistema, il corpo provvederà alla propria autoregolazione in modo spontaneo e naturale.

C’è una differenza fondamentale tra osteopatia e Medicina: la prima ripristina la salute di un corpo che non è affetto da particolari tipologie, ma che presenta “solamente” delle disfunzioni, funzioni alterate nella mobilità di uno o più distretti.

Per ottenere la normalizzazione del distretto interessato, l’osteopata si avvale di tecniche manipolative che possono essere raggruppate in 4 macroaree e che riflettono lʼapproccio osteopatico alle disfunzioni corporee:

  • strutturali, che ristabiliscono la mobilità della struttura ossea riposizionando le articolazioni secondo i loro assi di movimento;
  • viscerali, che consentono ad un organo e/o viscere in restrizione di mobilità di ritrovare la propria fisiologia;
  • craniali, per riequilibrare e armonizzare le funzioni del cranio e dellʼosso sacro;
  • funzionali, che servono a mobilizzare i tessuti (muscoli, articolazioni, fluidi, membrane, ecc.) ed indurre uno stato di rilassamento.

Il campo d’azione dellʼosteopatia può essere integrabile, ma non sovrapponibile a quello di altre figure professionali: può dunque essere utilizzata da sola o combinata ad altre terapie.
Sebbene infatti venga utilizzata in particolare per il trattamento delle affezioni dolorose dellʼapparato muscolo-scheletrico, lʼosteopatia si rivela spesso efficace in molti disturbi funzionali di carattere posturale, viscerale e psicosomatico.

Al contrario, l’osteopatia non tratta tutte le lesioni anatomiche gravi, tutte le urgenze mediche e le malattie degenerative. In questi casi il consiglio è di rivolgersi al proprio medico perché non si tratta più di cercare il “punto debole” che ha permesso l’instaurarsi della malattia, ma di agire urgentemente: la patologia non può più essere combattuta con le sole difese dell’organismo.
L’osteopatia può però essere di supporto alla medicina tradizionale, liberando e sostenendo il principio di libertà dei tessuti e del complesso vascolo linfatico.

Chi è e che cosa fa l’osteopata

Abbiamo definito bene che cos’è l’osteopatia e quale siano le tecniche utilizzate in questa disciplina.
Ma non abbiamo ancora toccato un altro punto fondamentale: i termini di legge. Se è vero infatti che c’è una definizione sanitaria dell’osteopatia e, di conseguenza, della figura professionale dell’osteopata, lo è anche che c’è un aspetto legislativo a cui fare riferimento. Insomma, non tutti possono praticare questa disciplina.

Il 31 gennaio del 2018 l’osteopatia viene individuata in Italia come professione sanitaria autonoma dalla Legge 3/2018.

Nella norma CEN, l’osteopatia è definita come “una disciplina sanitaria di primo contatto centrata sul paziente, che esalta l’interrelazione tra struttura e funzione all’interno del corpo, facilita la capacità di auto-guarigione dell’organismo e promuove un approccio rivolto alla totalità della persona in tutti i campi della salute e della prevenzione, attraverso il trattamento manipolativo osteopatico”.

Questo documento contiene le indicazioni riguardanti la valutazione osteopatica, la cura e il trattamento, stabilendo anche i criteri di elevata qualità per la pratica clinica, la formazione, la sicurezza e la deontologia, allo scopo di tutelare i pazienti. L’obiettivo è quello di individuare criteri normativi uniformi che tutelino il paziente sulla qualità della prestazione e del servizio erogato.

Ora capirai meglio la dichiarazione iniziale nella quale ponevo l’attenzione sulla necessità di spazzare via un po’ di confusione su osteopatia ed osteopata: ogni figura professionale ha il suo ambito di competenze e le sue aree di azione ed è bene che anche i pazienti ne siano informati, per essere consapevoli.

Aver seguito un percorso formativo come massofisioterapista o fisioterapista, non ci dà automaticamente diritto a praticare anche tecniche osteopatiche.
Per diventare osteopata si segue un altro percorso formativo, grazie al quale si assumono un insieme di competenze specifiche, espressamente elencate all’interno del documento a cui ho già fatto riferimento. Solo alla fine del percorso, si è competenti nella formulazione della diagnosi osteopatica, nella gestione e nel trattamento dei pazienti, che costituiscono il fondamento dell’approccio osteopatico all’assistenza sanitaria.

Lʼosteopata abilitato risponde alla qualifica D.O. (Doctor of Osteopathy) e deve possedere ottime conoscenze anatomiche, biomeccaniche e neurofisiologiche.
La sua formazione prevede un periodo di studi che, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, Scienze Motorie o Terapia della riabilitazione, si completa con 6 anni di formazione part-time specifica presso scuole private.

Steven Petrelli, Osteopata D.O 

2021-03-24T11:05:26+01:00