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Trattamento miofasciale, tecnica e benefici

Il nostro mondo propone un ampio spettro di tecniche e trattamenti. Ciascuna di esse ha delle applicazioni specifiche, in ragione della problematica che ci troviamo ad affrontare e della situazione del paziente.
Il trattamento miofasciale è una specifica tecnica di massaggio che agisce sul sistema/organo fasciale, quelli che vengono definiti “tessuti molli”.

Approfondiamo insieme il tema del trattamento miofasciale toccandone anche aspetti tutt’ora discussi, che possono essere interessanti tanto per i colleghi quanto per gli sportivi e per chiunque presti attenzione non solo alla risoluzione dello stato di dolore ma anche alla sua causa.

Conoscenze preliminari necessarie: fascia e tessuto connettivo  

Prima di definire la tipologia di terapia oggetto dell’articolo, sai qual è il ruolo della fascia nel nostro organismo?

Il recente International Fascia Research Congress (2012) indica la fascia come: tessuti collagenici fibrosi che sono parte di un ampio sistema di trasmissione di forza tensionale.

La fascia è il tessuto connettivo che abbraccia muscoli, ossa, nervi, organi ed articolazioni. Ad oggi viene considerata un vero e proprio organo del nostro corpo!
Per utilizzare un’altra definizione ancora: è un sistema fluido, dinamico, riccamente innervato che collega e sostiene l’interezza del nostro corpo.

Per semplificare, dovresti immaginarla come una sorta di muta con una caratteristica particolare: se viene colpita da una tensione in un determinato punto, potrebbe rompersi in un punto completamente diverso.

È per questo motivo, ad esempio, che una cefalea, una sintomatologia dolorosa articolare o quella spiacevole sensazione di formicolio, possono richiedere un trattamento miofasciale in una sede differente rispetto alla comparsa del sintomo.

È un concetto un po’ difficile da comprendere, ma alla fine di questo articolo avrai le idee più chiare.

Trattamento miofasciale: definizione ed obiettivi

Andiamo avanti e definiamo che cos’è il trattamento miofasciale. Con questo termine intendiamo l’applicazione di una serie di tecniche manuali che mobilizzano la fascia con l’obiettivo di lenire e poi in un secondo momento eliminare le sindromi dolorose.

Ma, perché agire sul tessuto connettivo? L’attenzione che meriterebbe questo aspetto è sicuramente maggiore di quella che riscuote: il buon funzionamento del sistema motorio dipende in una parte rilevante anche dalla salute del tessuto connettivo.

Se quest’ultimo, a causa di traumi, interventi chirurgici o posture non corrette, subisce una limitazione nel suo movimento, si ispessisce.
Tornando all’esempio della muta da sub, se il suo spessore non fosse lo stesso in tutte le parti del corpo, sicuramente te ne accorgeresti perché in quel punto sentiresti molto freddo!

Ecco, così accade con la fascia.

Le tecniche della terapia miofasciale riescono a riportare lo spessore del tessuto connettivo alle dimensioni originali, eliminando così tutte le sintomatologie dolorose ed eventuali limitazioni nei movimenti.

La comunità scientifica annovera ben 15 consolidati approcci manuali indirizzati alla fascia e al miglioramento della sua funzionalità.

Una delle tecniche collegate all’aspetto miofasciale è la Flossing Therapy, alla quale ho già dedicato un approfondito articolo.

Spessore fasciale: quanto influisce sulla mobilità e sulla forza da applicare nel trattamento

Se fino ad ora abbiamo affrontato una parte più teorica, e quindi magari rivolta anche ai non addetti ai lavori, entriamo qui più nello specifico della tecnica del trattamento miofasciale.

L’articolo scientifico “Spessore della fascia, invecchiamento e flessibilità” dimostra come la morfologia del tessuto connettivo possa influenzare la meccanica locomotoria, in altre parole il movimento. Se vuoi leggerne un estratto, ti basta cliccare qui mentre alla fine dell’articolo troverai il pdf completo consultabile.

Nello studio vengono confrontati due gruppi campione: donne in buono stato di salute tra i 22 ed i 23 anni e tra i 69 e 74 anni.
Lo scopo era dimostrare come l’età fosse un fattore che poteva influire sullo spessore della fascia e, di conseguenza, sulla mobilità dei soggetti.

Ad essere valutata è stata la flessibilità, utilizzando due diversi test:

  • il sit and reach, per l’estensibilità del tendine del ginocchio
  • il test di Schober, per la flessione ed estensione lombare

In entrambi i casi i dati hanno confermato come cambiamenti legati all’età nello spessore della fascia siano un fattore che contribuisce alle limitazioni nel range di movimento articolare.

Perché questo articolo e le sue conclusioni sono così importanti per i professionisti del nostro settore? Perché ci dicono che conoscere lo spessore fasciale attorno ai muscoli e le variazioni di densità dell’acido ialuronico, è necessario per dosare la forza applicata nel corso del trattamento miofasciale ed ottenere così migliori risultati.
Uno spessore maggiore, necessita dell’applicazione di una forza maggiore per ottenere quello che in gergo viene chiamato release miofasciale.

Il tema è davvero molto interessante e complesso, lo approfondirò ancora nei prossimi articoli.

Nel frattempo, in settimana troverai sui miei account social interessanti contribuiti video sull’applicazione del trattamento miofasciale.

Pdf Scaricabile

Spessore della fascia, invecchiamento e flessibilità

2021-02-23T09:10:00+01:00