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Equilibrio posturale: perché si “perde”?

Qual è la funzione di un’equipé come Training and Rehab? Se ti dicessi “aiutarti a risolvere i tuoi problemi fisici/atletici” starei dando solo una parte minimissima della risposta reale. Il nostro compito è accompagnarti in un percorso che contribuisca ad evitare infortuni, massimizzi la tua prestazione fisica ed atletica, ti aiuti ad imparare a comunicare con il tuo corpo e ad ascoltarlo, migliori il tuo generale stato di benessere, ti permetta di raggiungere o, meglio ancora, mantenere il tuo equilibrio posturale. E sì, ovviamente ci siamo anche quando devi trattare un trauma, di qualsiasi tipo sia.

Già in uno degli ultimi articoli ho voluto riprendere il discorso della postura e della sua enorme importanza, non solo per l’atleta ma per l’essere umano, nella vita quotidiana.
Oggi approfondiamo l’argomento per capire in che modo raggiungere e mantenere il nostro equilibrio posturale, ma anche perché potremmo averlo perso.

Postura ed equilibrio posturale, una definizione

Che cos’è dunque la postura?
Possiamo definirla come la posizione che il nostro corpo assume rispetto allo spazio nel quale agisce e alle sollecitazioni alle quali, gioco forza, viene sottoposto.
Viviamo infatti non come unità a sé stante, scollegata da ciò che ci circonda: la forza di gravità, l’ambiente nel quale ci troviamo, gli obiettivi del movimento, influenzano il modo in cui il corpo ricerca il suo equilibrio posturale.

Ad intervenire, oltre allo scheletro, è anche il sistema muscolo-legamentoso: la sua funzione è lavorare in sinergia con l’apparato scheletrico, con le ossa e le articolazioni, per permettere al corpo di raggiungere i suoi obiettivi, in dinamica – quindi muovendosi – o in statica – quindi stando fermi o mantenendo posizioni di isometria – nel modo migliore.

Che cosa ci fa capire questa definizione così articolata? Che mantenere una postura corretta è piuttosto difficile, perché ci sono tantissimi fattori che la influenzano e basta meno di ciò che pensi per assumere un atteggiamento scorretto.

Facciamo un altro passo di approfondimento. Proprio come le scelte che ognuno di noi compie ogni giorno, in modo più o meno cosciente, ci sono dei principi che orientano gli “aggiustamenti” (per ora li chiameremo così) che il nostro corpo pone in essere quando perde il suo equilibrio posturale:

  • economia energetica: fare il minor sforzo possibile
  • massima stabilità: mantenere un equilibrio statico e dinamico
  • massimo confort: evitare il più possibile di mettere sotto stress il sistema osseo-articolare-muscolare

Gli aggiustamenti conseguenti a questi tre principi si chiamano compensi e hanno l’effetto di non farci percepire che in effetti c’è un problema.
Sono una sorta di palliativo, risolvono momentaneamente la situazione di disequilibrio e ci evitano di provare dolore, senza però arrivare alla radice e quindi, a lungo andare, causano una situazione opposta a quella ottimale:

  • maggior consumo energetico
  • stabilità compromessa
  • confort che diventa più che altro un compromesso, in base ad una situazione disfunzionale

Nella pratica, succede che assumiamo posizioni assolutamente scorrette – per esempio caricare più su una gamba che sull’altra, fare forza su un braccio invece che su entrambi, abbassare una spalla rispetto all’altra – che, per assurdo, ci fanno sentire che va tutto bene…ma così non è!

Sai che cosa sono le catene?

In presenza di compensi e dunque di atteggiamenti che alterano una corretta postura, bisogna lavorare sulle così dette “catene” per raggiungere di nuovo l’equilibrio posturale.
Possiamo definirle come dei sistemi complessi sia statici che dinamici che attraversano il nostro corpo.

Nello specifico abbiamo

  • le catene statiche connettive, cioè la viscerale, neurovascolare e muscolo-scheletrica
  • le catene dinamiche muscolari, che comandano la flessione, l’estensione, l’apertura e la chiusura

Dobbiamo ringraziare Bousquet per averci fatto comprendere come un buon equilibrio tra le varie catene muscolari, si traduca in un buon equilibrio posturale. Questo sempre perché il nostro corpo non è fatto a compartimenti stagni ma tutto è connesso e collegato.

Se le catene, statiche o muscolari, lavorano male, oltre ad un disequilibrio funzionale si verifica anche un altro problema: il dolore.
Che, quindi, non è la causa del problema ma bensì una sua conseguenza ed ecco perché molto spesso il punto in cui sentiamo fastidio non è quello in cui si è originato l’infortunio.
Quante volte ti è capitato di riferire di avere un dolore in un determinato punto del corpo e poi, nel corso del trattamento, scoprire che non era lì che andava trattata, magari, quella contrattura?
Ecco: adesso sai perché! Non siamo dei maghi, ma sappiamo semplicemente molto bene dove andare a cercare la causa primaria del problema, in un’ottica di approccio globale.

Ora potresti chiederti: che cosa fa sì che le catene inizino a lavorare male? I motivi possono essere molti. Può influire il tipo di sport, per esempio un carico eccessivo su una determinata articolazione o fascia muscolare, il lavoro che si svolge, una cicatrice da intervento chirurgico non trattata correttamente, un’alterazione cranio sacrale o un trauma. Ma anche particolari situazioni che influiscono sulla nostra psiche, sull’umore e che possono causarci ansia o stress.

E che si fa per ritornare ad una situazione di equilibrio posturale? Ora possiamo chiudere il cerchio e per farlo ti propongo alcuni articoli in cui ho già trattato questo aspetto:

2020-12-08T11:45:51+01:00