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Aderenze cicatriziali, come evitarle

Per esperienze personali o tramite racconto di amici o conoscenti, chiunque di noi ha sentito parlare delle aderenze cicatriziali ed anche di quanto sia importante il processo di “scollamento” della cicatrice, post intervento chirurgico.

E’ un tema molto delicato, al quale spesso viene data meno importanza di quella che merita. Per questo, voglio proporti un excursus che approcci l’argomento in modo molto analitico:

  • che cosa sono le cicatrici
  • le tipologie di cicatrici patologiche
  • il trattamento delle cicatrici
  • come evitare le aderenze cicatriziali
  • un libro che ti consiglio, se vuoi approfondire

Pronti? Si parte!

Che cos’è una cicatrice

Hai pensato di scorrere e saltare questo paragrafo? Bene che tu non lo abbia fatto, perché contiene alcune importanti precisazioni.

La prima, che la pelle è e deve essere considerata come un vero e proprio organo vitale, al pari del cuore e dei polmoni. Anzi, a dire la verità è il più esteso ed è quello che ci mette in primario contatto con l’universo esterno. Svolge funzioni fondamentali per la vita dell’uomo quali:

  • protezione da patogeni o agenti nocivi esterni
  • termoregolazione del corpo
  • sensibilità, grazie ai moltissimi recettori che contiene e che rappresentano l’essenza del tatto
  • controllo dell’evaporazione
  • assorbimento di nutrienti

Ho citato solo alcune delle funzionalità della pelle, tanto per farti capire quanto preservare il corretto equilibrio di questo organo sia necessario: trattando il tema delle cicatrici e delle aderenze cicatriziali, questa definizione del contesto mi sembra quanto mai opportuna.

La cicatrice è dunque un evento traumatico per la pelle, perché va a danneggiarne l’integrità.
A seguito del processo cicatriziale, cioè di come la pelle riesce a riparare il danno causato, si possono distinguere varie tipologie di cicatrici:

  • normale o congrua, se il processo si è svolto in modo corretto. L’esito cicatriziale produrrà una cicatrice liscia, leggermente più chiara rispetto al colorito della pelle, che non porterà con sé particolari limitazioni nei movimenti di articolazioni o muscoli eventualmente coinvolti né eccessiva sensibilizzazione o de-sensibilizzazione della parte;
  • ipertrofica, quando si assiste ad una eccessiva riparazione del danno;
  • atrofica, se invece la riparazione è carente.

Per le ultime due situazioni si parla di cicatrici patologiche, ed è il secondo argomento che andremo ad affrontare.

Le cicatrici patologiche

Prima che tu te lo chieda, no, le aderenze cicatriziali non si creano solamente con le cicatrici patologiche: se la cicatrice non viene trattata bene, anche in caso di normale riparazione del tratto coinvolto possiamo assistere alla comparsa di fastidiose aderenze. Ma ci arriveremo.

Come sai, nei miei articoli cerco di evitare paragrafi da “enciclopedia della medicina”; anche in questo caso quindi, mi limiterò a farti una panoramica su quelle che sono le tipologie di cicatrici patologiche, rimandandoti l’approfondimento ad un libro molto interessante, immancabile secondo me se sei un collega o comunque uno sportivo particolarmente zelante: Cicatrici – Un sistema di trattare, di Bruno Davide Bordoni e Emiliano Zanier.

Una cicatrice patologica può essere:

  1. ipertrofica, in presenza di un’alterazione della zona di colore rosso, a rilievo e particolarmente dura, associata a prurito e dolore, di norma della stessa grandezza della “ferita”;
  2. cheloidea, caratterizzata soprattutto dal coprire una superficie maggiore rispetto a quella della “ferita”. Allo sguardo si presenta lucida, in rilievo e liscia;
  3. atrofica, quando la superficie cicatrizzata si presenta avallata rispetto al resto della pelle. Di norma è causata da mancanza di collagene;
  4. retraente, quando copre meno della superficie danneggiata; spesso si verifica nei casi in cui la sede della ferita coincide con le articolazioni e può causare anche importanti deficit di movimento.

Per completezza, sappi anche che alla presenza di cicatrici patologiche possono collegarsi una serie di squilibri sia fisici che psicologici, da un punto di vista posturale, linfatico, muscolo-fasciale, energetico, metabolico; ancor di più dunque è importante capire come trattare una cicatrice per fare in modo che nulla vada storto, per ciò che è in nostro potere.

Cosa sono le aderenze cicatriziali

In presenza di una cicatrice “normale” i problemi che possono verificarsi sono legati a:

  • imperfetta cicatrizzazione
  • presenza di aderenze cicatriziali

Entrambe queste eventualità possono essere scongiurate con attenzione e ricorrendo al trattamento di professionisti del settore che sappiano come “maneggiare” una cicatrice.

Diciamo intanto che la guarigione della cicatrice, per quanto riguarda il suo aspetto esteriore, avviene solitamente in 15 giorni, termine dopo il quale vengono tolti i punti. A seguito bisognerà avere pazienza per almeno altrettanto tempo, evitando di rimuovere manualmente le crosticine lasciate dai punti e di prendere il sole nella parte interessata.

Tuttavia per parlare di guarigione definitiva, dobbiamo attendere di solito i 6 mesi, periodo durante il quale bisogna evitare la comparsa di aderenze cicatriziali.

tempo e fasi di guarigione di una cicatrice

*fonte immagine Cicatrici – un sistema da trattare

Per comprendere come evitarle, dobbiamo necessariamente chiarire prima che cosa sono.

Quando si opera un taglio chirurgico della pelle, ad essere coinvolta non è solamente la pelle, ma anche i tessuti sottostanti.
Nello specifico, si creano delle ulteriori cicatrici tra fasci di tessuto fibroso che si innestano fra tessuti, organi e/o articolazioni, le quali finiscono per mettere in correlazione aree anatomiche nella norma separate.
Ciò può comportare dei problemi di scorrimento e movimento dei tessuti coinvolti, note appunto come aderenze cicatriziali.

Addome, spalla, ginocchio, gomito sono i luoghi del nostro corpo più spesso preda delle aderenze cicatriziali, le quali possono avere come conseguenze limitazioni dei movimenti e successive infiammazioni articolari.

Come evitare le aderenze cicatriziali

Come possiamo dunque evitare la fastidiosa comparsa di aderenze cicatriziali?
È qui che entra in gioco il nostro lavoro di professionisti del settore, per curare quei dettagli che possono davvero fare la differenza nella ripresa totale della funzionalità post-intervento, sia che si tratti di uno sportivo che non.

La cicatrice va massaggiata più volte al giorno, in modo differente a seconda della tipologia di cicatrice: dal semplice massaggio, allo stretching manuale, al massaggio trasverso, tanto per fare alcuni esempi.

Vanno anche utilizzati specifici prodotti, che siano in grado di aiutarci nel trattamento della cicatrice e permetterci di scongiurare la presenza di aderenze cicatriziali.

Come puoi vedere dunque, il discorso cicatrici è molto più serio di quanto si creda: trascurarle può essere un grave errore!

Consideriamo sempre il fatto che il paziente va istruito nell’auto trattarsi la cicatrice a casa, mentre in studio saremo noi professionisti a fare il lavoro più grande.

2020-09-14T12:10:31+02:00