fbpx

Prevenzione degli infortuni, il ruolo di propriocezione e mobilità articolare

Allenamento e prevenzione degli infortuni sono due facce della stessa medaglia, quella che ci permette di praticare il nostro sport in relativa sicurezza.

Se provassi adesso a digitare sulla barra di ricerca di google “prevenzione degli infortuni in” e ci aggiungessi pallavolo, calcio, calcio a 5, crossfit o qualsiasi altra disciplina, sono certo che già dopo aver scritto le prime due lettere, la frase si completerebbe da sola. Questo perché è una delle frasi con un maggior volume di ricerca.
Che cosa significa questo? Che tutti sappiamo quanto sia importante la prevenzione degli infortuni durante la pratica dello sport a livello amatoriale e tanto più professionale, però spesso si va alla ricerca di qualche formuletta magica o magari di integratori che ci vengono presentati come miracolosi, invece che andare alla fonte: che tipo di lavoro bisogna fare?

Il corpo umano è l’esempio dell’imperfezione nella perfezione, spetta a noi prendercene cura. Durante l’attività sportiva abbiamo il più palese esempio della legge causa-effetto, un “se-allora” che raramente fallisce.
Quindi, se vuoi attuare una buona prevenzione degli infortuni, allora devi lavorare su propriocezione e mobilità articolare.
Della prima abbiamo parlato diffusamente in un precedente articolo; ora andremo a concentrarci sulla mobilità articolare, anche con l’aiuto di casi pratici di atleti impegnati in diverse discipline che ho seguito e dei quali mostrerò alcuni video e foto in settimana su T and R.

Il ruolo della mobilità articolare nella prevenzione gli infortuni

Hai chiaro che cosa sia la mobilità articolare?
È quella capacità, intrinseca ma allenabile e migliorabile, che ci permette di compiere movimenti ampi ed al massimo dell’escursione fisiologia consentita dalle articolazioni.
Il valore della mobilità articolare non è assoluto, cioè deve essere calcolato a seconda dello sport che si pratica, e quindi anche le metodologie di allenamento sono diverse.

Ci sono altri fattori di cui tenere conto:

  • Componenti anatomiche e funzionali dell’articolazione: grado di estensibilità dei legamenti, tendini e muscoli
  • Struttura ossea dell’articolazione: eventuale incongruenza delle superfici articolari a contatto
  • Temperatura ambientale: la temperatura bassa la condiziona negativamente
  • Insufficiente livello di riscaldamento del corpo
  • Età: fra gli 11-14 anni, sia nei maschi che nelle femmine, è abbastanza facile incidere sulle articolazioni perché, oltre ad essere in presenza di una massa muscolare ridotta, abbiamo una struttura tendineo-legamentosa particolarmente elastica; dopo l’adolescenza, con la maturazione progressiva dell’apparato muscolare, inizia a decrescere
  • Sesso: generalmente le donne sono dotate di una maggiore mobilità articolare, anche perché tendenzialmente hanno una massa muscolare minore e quindi meno tono

Lavorando su esercizi di allungamento muscolare, andiamo a migliorare la mobilità articolare e dunque aumentiamo la capacità intrinseca al nostro corpo di aumentare la fase di prevenzione degli infortuni.

Non ti è chiaro questo aspetto? Ecco che cosa succede se lavori su questo aspetto:

  • Riduci la tensione muscolare
  • Previeni e limiti i traumi all’apparato locomotore
  • Attenui dolori e contratture muscolari
  • Migliori la circolazione sanguigna e quindi faciliti la fase di riscaldamento e la fase di recupero
  • Migliori la coordinazione e rendi l’esecuzione tecnica più economica ed efficace
  • Esegui i movimenti in maniera più ampia, quindi anche più veloce
  • Migliori la consapevolezza del tuo corpo ed agevoli il rilassamento generale

Quale metodo scegliere per migliorare la mobilità articolare

Ci sono tre metodologie utilizzate per migliorare la mobilità articolare e dunque aumentare la probabilità di prevenzione degli infortuni:

  1. rapido allungamento attivo
  2. lento allungamento attivo
  3. lento allungamento passivo

Quest’ultimo è il metodo più efficace e comprende lo stretching e tutti quei lavori che portano ad allungare il muscolo senza l’intervento attivo di altri muscoli.

Perché?
Ti ricorderai che quando abbiamo parlato di propriocezione ho nominato gli organi tendinei del Golgi, quelli che reagiscono ad un eccesso di tensione dovuto allo stiramento o alla contrazione muscolare, producendo un’inibizione della contrazione ed un relativo rilasciamento del muscolo stirato, definito riflesso da stiramento.
Le tecniche di allungamento dinamico o attivo, le prime due che ti ho citato, stimolano i fusi neuromuscolari e quindi producono una risposta contrattile proprio mentre il muscolo è nella fase di sturamento.
Al contrario le tecniche di allungamento passivo evitano lo stimolo dei fusi neuromuscolari e quindi non c’è l’invio di segnali contrattili al muscolo mentre gli organi tendinei del Golgi inviano segnali di rilasciamento.

Prevenzione degli infortuni e tipologia di sport

Quando si programma una preparazione atletica, sai da dove si parte?
Dall’obiettivo finale, ossia dalla gara. Il mio ragionamento quindi comprende riflessioni su:

  • caratteristiche atletiche durante una gara
  • caratteristiche atletiche da sviluppare
  • suddivisione delle caratteristiche nei periodi dell’anno e relativi carichi di lavoro
  • test di valutazione iniziale da riproporre durante l’anno
  • prevenzione degli infortuni e programmi individuali

Come puoi capire quindi non è possibile dare un pacchettino generico di esercizi da fare come prevenzione degli infortuni. Va valutato caso per caso e soprattutto sport per sport.
Per questo motivo nel corso di questa settimana ti farò vedere alcuni esercizi ottimizzati per differenti discipline.

2019-02-18T13:08:08+01:00